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La situazione

Secondo Eurostat, l’Italia è al terzo posto nell’Ue per valore della produzione agricola (13%), dopo la Francia (18%) e la Germania (14%), per un giro d’affari di 48 miliardi di euro. Sono impiegate circa 2,6 milioni di aziende tra agricole, zootecniche e forestali con una estensione totale di 19,6 milioni di ettari per un business complessivo delle agromafie di circa 16 miliardi di euro nel 2015. Spesso, come in altri paesi europei, la qualità di questa produzione è realizzata attraverso l’impiego di manodopera migrante e italiana obbligata a vivere condizioni di sfruttamento lavorativo, ricatto e violenza. Secondo Coldiretti e Flai-Cgil1, ogni anno circa 400 mila lavoratori e lavoratrici vivono condizioni di sfruttamento e lavoro nero. Di questi circa l80% sono stranieri, da intendere sia come comunitari che provenienti da paesi terzi. 100.000 di essi vivono invece condizioni di grave sfruttamento sino a comprendere casi accertati di riduzione in schiavitù e disagio abitativo. Nei campi agricoli italiani, nel Sud come nel Nord del Paese, parte della produzione, compresa una parte di quella d’eccellenza, viene spesso coltivata attraverso il ricorso alla tratta internazionale, l’intermediazione illecita (caporalato), violenze, truffe spesso anche a danno dello Stato, ricatti in alcuni casi anche di natura sessuale. In questa filiera dello sfruttamento hanno un ruolo spesso predominante diversi clan mafiosi, nazionali e di origine straniera. Sono molte le inchieste giornalistiche e giudiziarie, le ricerche e gli studi che danno conto della violazione sistematica dei diritti umani dei lavoratori e delle lavoratrici. Le morti negli anni passati di molti di loro per le fatiche imposte e i ritmi di lavoro confermano la drammaticità del fenomeno.

Note

1. Coldiretti, Eurispes, Agromafie. 3° rapporto sui crimini agroalimentari in Italia, 2015; Oss. Placido Rizzotto, Rapporto Agromafie e Caporalato, FLAI CGIL
2. Dossier Amnesty International, Volevamo braccia e sono arrivati uomini: sfruttamento lavorativo dei braccianti agricoli migranti in Italia, 2012; Medici Senza Frontiere, Dossier – Una stagione all’inferno, 2008.

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